L'artista è figlio del suo tempo, ma guai a lui se ne è anche il discepolo o peggio ancora il favorito.
Johann Schiller
La scelta di operare per una biennale di fotografia e video in quanto insieme ed espressione di idee complesse del moderno concetto di arte ci porta a una riflessone sul ruolo preminente degli artisti contemporanei nella scelta di tale medium espressivo, o deus ex machina,nella produzione di immagini, di sentimenti e di storie dell'uomo e delle cose.
Questa concertazione di linguaggi espressivi rende la comunicazione visiva dettata da questa forma d'arte, estremamente attuale e figlia del nostro tempo, in cui il rito del vedere si accompagna all'occhio dell'artista, camera chiara che rilegge la realtà dell'immagine attraverso una codificazione interiore, con un atteggiamento tipico dell'invenzione o ispirazione, stravolgendo i canoni razionali della messa a fuoco.
Non più documentare nel senso stretto di reportage, ma illustrare, aprire i sensi a un nuovo sentire la fotografia e di seguito la video arte, quali necessità di un piano intellettuale e spirituale, conseguenze ineluttabili di un linguaggio per cui l'artista esce dalla dimensione di specificità e comunica i suoi stati emozionali.
Tutto questo ci riconduce a prendere in esame due ineluttabili realtà : l’artista e la videofortografia. (permettetemi di l’uso di questo termine per indicare perifrasando Godard : la fotografia è verità , il cinema è verità ventiquattro volte al secondo) in quest’ottica il primo diventa soggetto in quanto produttore di immagini, ma non solo,creatore di una replicazione che è simile alla forza di coesione , in quanto mantiene uniti in un definito istante il presente con il passato.
Il sistema delle cose mantiene la sua identità specifica grazie al perpetuarsi delle forme che si rassomigliano l’una all’altra pur non essendo mai identiche, ecco allora , questa ripetizione di archetipi riproduce un rituale che scandisce un tempo dei mutamenti , riconducibile a una percezione fisica del tempo data dalla variazione impercettibile e dalla coscienza di un mutare degli eventi , quindi uno scriversi della storia dell’uomo. La seconda deriva da uno strumento del pensiero ,diventa oggi linguaggio contemporaneo ,traduzione del moderno concetto di fare arte.
La riflessione che mi porta a intendere la fotografia e la video arte come oggetti di un ragionamento per cui le immagini vanno oltre il rappresentato,nella misura che coinvolgono diversi linguaggi possibili dal concreto come ad esempio , documenti di un mercato e di un sistema ben strutturato quale quello dell’arte,o meramente filosofici per cui esse ci portano ad un sistema di riflessioni nascenti e riconducibili all’esistenza ed al sistema degli oggetti.
Ecco, allora, una biennale di video e fotografia a tema può stimolare riflessioni e linguaggi deframmentando un rituale per cui il vedere non è solamente una conseguenza, ma diventa una esigenza vitale che va oltre l'immagine specifica e ne proietta una assoluta derivante da un rapporto causa effetto dell'essere artista fotografo e creatore o divulgatore di immagini.
Il tema che va a comporre questa edizione della Biennale di Alessandria e mi piace considerarla l’edizione zero, per le difficoltà ma soprattutto gli entusiasmi che mi hanno accompagnato nell’ideazione e nella realizzazione di tale struttura, risponde a una esigenza di proporre su un piano internazionale una riflessione sul tema del tempo in tutte le sue forme, the shapes of time, appunto, inteso nella sua accezione più ampia, destrutturato dal concetto fisico e vicino ai presupposti di un tempo dell'uomo, tangibile e interiore, un tempo sociale, un tempo ridotto a frammento di cose e realtà possibili.
Rispettando tali propositi una Biennale a tema assurge a veicolatore di riflessioni molteplici sulla fotografia o sul video, per cui le arti visive sono strumento di comunicazione primaria e frutto di una committenza a carattere intellettuale ed artistica che diviene necessaria per un campo d’azione dove l’artista rendendo possibile un nuovo modo di vedere, diviene strumento creativo per una cultura universale.
La struttura a sezioni risponde a volontà di pluralità di vedute , di spunti, per un cammino oltre il quale si ritrova un unico filo conduttore , una riflessione a partire da artisti fotografi e video artisti già storicizzati, per giungere alle nuove sperimentazioni e rappresentazioni che parlano un linguaggio di contaminazione di media. Ma poi chi sono i pionieri ? Il passato inventore o il presente, sperimentatore e spettatore irrequieto?
Proprio questa molteplicità di trame inquiete e possibili, ci riporta a una poetica espressiva per cui il vero non sempre, è anche verosimile e quindi, per analogia, l'immagine non sempre è interpretazione possibile di una realtà temporale.
In quanto direttore artistico di questa biennale non mi resta che lasciare agli artisti invitati il rito di un pour parler per cui le opere illustreranno una nuova era, quella che vede il trionfo dei media a confronto con una consapevolezza che solo la discussione aperta e la conoscenza porteranno ad un accrescimento reciproco, privilegiando la dimensione del rapporto diretto tra l'artista ed il linguaggio espressivo, per cui mai fu più vera l'affermazione di Roland Barthes "Senza qualcosa o qualcuno non vi è foto alcuna".
Direttore Artistico
Sabrina Raffaghello
