| Jean Marc Caimi Binario 1 Jean
Marc Caïmi, è nato a Parigi e ha la sua base lavorativa in Italia. E'
giornalista e fotografo professionista ed ha lavorato lungamente per
l'editoria. Ha fotografato e intervistato star del rock come Peter
Gabriel, Bo Diddley, Michael Nyman, Roger Waters, Rufus Wainwright,
Goran Bregovic, collaborando e in seguito dirigendo lo storico mensile
musicale "Rockstar". Nel 2006 al FotoGrafia, Festival Internazionale di
Roma, ha esposto una selezione di questi scatti per la mostra
collettiva "Pictures Of You". Ha collaborato con il magazine "Panorama
Economy" per il quale ha realizzato un reportage sulle terre
espropriate ai boss mafiosi. Le immagini dei reportage sui riti
religiosi e pagani dell'Italia del Sud, raccolte dal centro
Sperimentale di Fotografia "ADAMS", sono state oggetto di mostre
realizzate per il Cineporto di Roma. La serie "Kids", foto scattate
durante un periodo di cinque anni (dal 2000 al 2005), focalizzata sul
mondo dei bambini e sulla loro interazione/integrazione con il luogo di
appartenenza, è ora una galleria del portale fotografico basato a Città
del Messico "ZoneZero". Le foto di "Kids" sono state selezionate e
presentate alla conferenza internazionale del "Siggraph" nel 2007 a San
Diego, California. Ultimi lavori, una serie di fotografie degli torici
ponti romani, scatti realizzati per "MIT", eventi di musica elettronica
e contemporanea dell'Auditorium Parco Della Musica di Roma, dal 2008
partecipa ad un progetto che integra la fotografia all'architettura e
al design di interni. Partecipa al FotoGrafia Festival Internazionale
di Roma 2008.Per Jean Marc Caimi la fotografia ha rappresentato inizialmente una terapia di inserimento sociale. Attraverso la macchina fotografica ha avuto l'opportunità di immergersi nelle pieghe del mondo perscandagliare tematiche sociali ed umane, suo interesse primario. La profonda gioia istintiva dello scatto e del lavoro successivo in camera oscura, lo hanno spinto ai primi reportage dove la vera protagonista è l'energia generata dalla forza della coesione umana, dall'istinto ancestrale a non essere soli. La massa pulsante accorsa ad una festa popolare, i fedeli di un rito, religioso o pagano, l'anonimato della gente per strada, l'intimità delle mura domestiche sono obbiettivo costante della sua ricerca. Tracce vitali trasferite nella trama fotografica, pastosa, organica. I soggetti, spesso sfuggenti e straniati, suggeriscono più che descrivere, lasciando sulla carta l'indefinitezza dell'emozione. |

